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PODCAST: La Leadership

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E ci siamo anche in questo lunedì 8 dicembre, buon giorno di Festa a tutti, ben ritrovati da Andrea Collalto, ben ritrovato a Damiano Frasson! Ciao Damiano!

-Ciao Andrea, bentrovati ai nostri radioascoltatori.

Ci ritroviamo quindi anche in questa settimana con Formazione Amica, una nuova puntata e anche quest’oggi si parlerà di un tema molto importante che sicuramente tocca un po’ tutti noi, perché capita nella vita di voler diventare leader, di voler metterci del proprio per riuscire poi a far vedere anche agli altri che riusciamo a farcela, vero Damiano?

-Si, oggi vogliamo toccare questo tema, la Leadership, che abitualmente è un tema che si ritiene soltanto interessante per le persone che hanno un ruolo di responsabilità, magari nel lavoro come nella società, ma in realtà è un tema che tocca tutti quanti noi.

Assolutamente si, perché poi comunque anche in tutti gli ambiti della vita devo dire, tante volte bisogna veramente prendere come si suol dire le “redini” in mano.

-Si, prendere le redini in mano delle situazioni è senz’altro un atteggiamento che una persona che vuole esercitare in un certo senso la leadership, che è l’esercizio comportamentale del leader, prende di solito le situazioni in mano e cerca di determinarle.

Allora: definiamo subito che cos’è un leader.

-Un leader potremo definirlo Andrea una persona che ha la capacità di gestire le proprie relazioni interpersonali attraverso la comunicazione, cercando di sviluppare su se stesso e sugli altri un influenza positiva per raggiungere insieme un obiettivo. Questa è la definizione più semplice che possiamo dare, la più comprensibile tra le tante che ci sono.

Diciamo anche ai nostri amici: attenzione quindi, leader non vuol dire dittatore.

-No, esattamente, questo è già un concetto che ci aiuta a comprendere alcune poi declinazioni della leadership che sono legate ai comportamenti utilizzati, la leadership appunto espressa che non significa appunto una leadership imposta.

Ma leader si nasce o si può anche diventare un po’ alla volta?

-Questo è un dilemma sul quale si dibatte spesso, mi sono trovato anch’io in alcune situazioni a discutere su questo tema, perché potremo dire che senz’altro ci sono delle predisposizioni un po’ naturali che possiamo avere… crescendo, le situazioni di vita, le situazioni che ci hanno magari visti protagonisti e quindi ci siamo magari un po’ allenati, preparati ad avere un ruolo, una qualche responsabilità fin da quando siamo piccini, nell’attività del territorio… poi cresciamo, nella scuola, tutti ricordiamo che c’era il nostro responsabile tra i ragazzi che teneva magari il coordinamento con gli insegnanti, il capoclasse, e allora magari ecco c’è anche l’idea di avere delle predisposizioni senz’altro che possono creare i presupposti per essere poi da adulti anche leader, però io credo che poi nella volontà di determinare le situazioni, nel voler focalizzare questa competenza, che ricordiamo è un importante competenza trasversale, si possa anche diventare leader.

Quindi anche un po’ alla volta si può imparare a diventare leader… ma perché ci è utile diventarlo?

-Ci è utile diventare e sentirci più leader, perché potremo in un certo senso dire che un leader è una persona che ha un idea di governo, di guida, quindi di gestione, di volersi prendere in un certo senso più responsabilità di qualcun altro nel cercare di determinare le situazioni. Ed ecco allora che noi, come dico spesso nei corsi che tengo, dovremo prima di tutto imparare ad essere un po’ più leader di noi stessi prima di tutto, quindi il saperci guidare meglio, affidare a delle indicazioni tra quelle che abbiamo più chiare, più nitide, per poter essere anche poi eventualmente pronti per poter dare un esempio anche a qualcun altro che in quel caso ci riconosce un ruolo, ci riconosce delle capacità, ed ecco che questo mette in moto un circolo virtuoso di riconoscimento di queste reciproche capacità e poi ecco far si che nei gruppi nei quali siamo, dobbiamo senz’altro oggi avere il più possibile un ruolo da protagonisti, partecipe, quindi è un modo anche per dichiarare a noi stessi la volontà di impegnarci con una certa intensità nelle cose che facciamo, potremo dire sentirsi leader.

Ok, io divento un leader, ma le altre persone come fanno ad accorgersi che io voglio diventare un leader?

-Beh, diciamo che di solito una persona che ha l’idea di sentirsi un po’ più leader tra gli altri di solito è molto proattiva, è molto creativa, diciamo che si mette in testa alle situazioni, si prende la responsabilità più volentieri di altri, vede la responsabilità come una sfida per crescere, si mette alla prova, solitamente è più creativo di altri sulle situazioni concrete, quindi di solito ci si accorge da questi tratti caratteristici.

C’è Sonia che ci ha mandato una domanda e dice: In un contesto lavorativo dove regna una mentalità di controllo e sfiducia, ma che ha come obiettivo il cambiamento, come si fa a rendere tale cambiamento autentico e non solo a parole? Come si fa a trasformare una motivazione di tipo estrinseco ad una motivazione di tipo intrinseco?

-Capita, questa risposta meriterebbe un intera puntata, però potremo dire che senz’altro in un contesto lavoratovi di questo tipo c’è l’esigenza di fare una leadership distribuita, nel momento in cui c’è un cambiamento, che va un po’ da se che si deve attuare, chi ha la responsabilità di attuare questo cambiamento dovrebbe cercare di rendere maggiormente consapevoli anche le altre persone dell’esigenza di questo cambiamento e porsi alla guida definendo piani specifici, cercando di distribuire dei ruoli anche alle altre persone, cercando quindi di dare una possibilità a tutti di contribuire in modo concreto a questo cambiamento. Potremo dire di mettere in gioco in questo caso l’autorevolezza di chi ne avrà la responsabilità di questo cambiamento, e l’esigenza di una forma che è a metà tra una leadership democratica, mediatrice, e anche in un certo senso esemplare; sicuramente poi l’esempio trascina, modifica più di altre cose. A volte le persone non hanno la consapevolezza di quanto sia importante essere partecipi e dare quel proprio contributo di leadership nel vivere le situazioni.

Di fondo diciamo che c’è sempre il dialogo comunque in ogni caso.

-Si, c’è il dialogo, infatti abbiamo detto nella definizione che è attraverso la comunicazione con gli altri che noi riusciamo a mediare, negoziare, esprimere la nostra leadership.

Damiano, ma ci sono dei principi di fondo per quanto riguarda la leadership?

-Ci sono vari aspetti, perché la leadership è una competenza come abbiamo detto molto varia che ha anche diverse sfaccettature, però potremo per così dire, individuare almeno 4 principi un po’ cardini, diciamo. Il primo principio è l’insegnamento, un termine che vuole esprimere il fatto che serva a dare delle indicazioni. Appunto parlavamo poco fa del contesto di lavoro, c’è comunque la necessità che qualcuno magari solitamente che ha più esperienza su determinate tracce operative, che sappia dare delle indicazioni che vanno anche in funzione di alcune regole comportamentali ed organizzative che ci sono e che devono essere per così dire rispettate per il buon funzionamento delle cose. Quindi insegnamento, o indicazione. Poi l’orientamento, perché poi le indicazioni devono essere funzionali al fatto di raggiungere determinati obbiettivi, quindi nell’orientamento potremo comprendere anche la capacità di pianificare nel tempo al fine di raggiungere un obbiettivo. Ed è il secondo aspetto l’orientamento. Il terzo è la motivazione, perché necessariamente una persona che si pone in un ruolo di leader deve supportare, sostenere gli altri nelle loro attività, gli altri si aspettano che sia la persona che più esperienza che li supporta in questo, e il quarto principio di fondo, è il fungere da riferimento nei momenti di difficoltà, che potremo chiamare come una forma di protezione. E anche questo è un aspetto importante, perché quando ci sono le difficoltà si va dalla persona alla quale noi attribuiamo l’idea di essere di riferimento. Nel momento in cui noi la vediamo come riferimento è come gli attribuissimo il ruolo di leader, ed ecco allora che la persona leader dovrebbe sapere quindi proteggere, ascoltare, comprendere, saper interpretare le esigenze delle altre persone…

E tante volte anche risolvere i problemi

-E tante volte si… riprendere il toro per le corna e cercare di determinare le situazioni ascoltando anche gli altri, prendendo spunto anche da quella che è l’idea delle altre persone e poi cercare di risolvere le questioni.

Ma ci sono anche degli esercizio che possiamo fare per aumentare anche la nostra leadership?

-Diciamo che per aumentare la nostra leadership abbiamo bisogno di sperimentarci in contesti che ci diano la possibilità di allenare tutte queste capacità. Ecco che magari quando si ha l’occasione nel lavoro, quando si ha la lo spazio per poter prendersi un po’ di responsabilità in più e sperimentarsi, questo ci aiuta a poter appunto fare più pratica della leadership, poi ci sono anche delle formazioni specifiche che si possono fare per migliorare appunto questa competenza, ma pensavo come al solito ad una piccola esercitazione che si potrebbe fare che probabilmente non aumenterà la leadership dei nostri ascoltatori, ma quanto meno potrebbe dare delle letture per comprendere quanto si sentono in una condizione di leader in questo momento della loro vita.

Pensavo che potremo utilizzare l’indicazione come d’abitudine nelle nostre puntate, quindi potremo dare l’indicazione di prendere il nostro solito foglio bianco, lo dividiamo in metà verticale e poi lo dividiamo in quattro sezioni a livello orizzontale. E così formiamo otto rettangoli nel complesso su questo nostro foglio. Sulla colonna di sinistra andiamo a recuperare quelli che sono i quattro criteri che dicevamo prima, principi di fondo della leadership e quindi in ognuno di questi quattro quadranti, dall’alto verso il basso possiamo scrivere: insegnamento – cosa sto insegnando in questo momento e a chi, in quale contesto. Poi in quello sottostante ci scriviamo orientamento – chi ritengo che sto guidando in questo momento e verso quali obbiettivi. Poi nel terzo rettangolo scriviamo motivazione – chi sto motivando e con quali motivazioni. E al quarto scriviamo produzione – per chi ritengo di essere un punto di riferimento e su che cosa. Allora in questi primi quattro step andiamo poi a fare le nostre riflessioni e a scriverci in ognuno dei riquadri questi aspetti, rispondere in un certo senso a queste domande, che ci danno la possibilità di comprendere quanto siamo, come siamo, su alcune situazioni. Si può prendere anche una situazione specifica del lavoro, della famiglia, o dell’ambito del nostro tempo libero, della nostra socialità. Nella colonna di destra in tutti e quattro gli step scriviamo la stessa domanda: quali comportamenti/o azioni sti esprimendo. Quindi con quali comportamenti o azioni io sto esprimendo queste indicazioni, questo insegnamento. Con quale comportamento o azioni sto esprimendo io mio orientamento, con quale comportamento o azioni io sto esprimendo la mia motivazione e idem con quale comportamento o azioni io sto esprimendo una forma di protezione e di riferimento. Fatto questo esercizio, che ci porterà un impegno di pochi minuti, poi possiamo girare il foglio e ci scriviamo tre semplici domande alle quali rispondere dandoci una autovalutazione da 1 a 10 rispondendo a quanto leader mi sento in questo momento, in questa situazione, quella espressa nel foglio di lavoro che abbiamo davanti… quanto leader mi ritengono gli altri, quanto leader vorrei essere. E così cerco di dare una autovalutazione a questa competenza di leadership che ho descritto, che ho analizzato.

Ottimo direi, ci aiuta a scoprire un po’ meglio come siamo come leader.

-Si, ci aiuta a scoprire un po’ quali aspetti ci sono in campo e come noi abbiamo focalizzato questi concetti.

Devo dire che ogni settimana Damiano, hai sempre degli esercizi che ci auto-aiutano a capire come siamo e come ci possiamo poi comportare.

-Si, diciamo che la caratteristica un po’ anche della formazione che propongo con Gruemp è quella di aiutare appunto le persone a fare delle riflessioni specifiche, di orientarsi il maggior possibile verso un tema di autonomia, quindi è ovvio che c’è inizialmente maggior bisogno dell’aiuto del formatore, del coach per focalizzare le cose, per dare i giusti registri ai concetti, però poi perché le persone cerchino di portare questi aspetti nella loro quotidianità in modo più agevole e più autonomo possibile.

BRANO MUSICALE – RENATO ZERO – IL MAESTRO