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PODCAST: L'IMPORTANZA DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI

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In attesa della 10^ puntata di FORMAZIONE AMICA di lunedì 02 Febbraio dal titolo “COMUNICAZIONE”, vi riportiamo qui di seguito il Podcast della scorsa puntata.

L’IMPORTANZA DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI

Si parte anche questa settimana con una nuova puntata di Formazione Amica, siamo pronti per cominciare ed intanto ben trovato a Damiano Frasson.

-Ciao Andrea, bentrovati a tutti gli ascoltatori.

Si riparte anche questa settimana quindi per parlare di Formazione Amica. Devo dire che anche in questo caso l’argomento sicuramente interessa tutti noi, perché è un argomento che viviamo tutti i giorni, perché tutti i giorni siamo in contatto con le altre persone…

-Si, siamo in contatto con le altre persone, in ogni momento della nostra quotidianità, come è nello stile, nello spirito di questo nostro percorso che abbiamo ideato insieme, quello di aiutare le persone ad avere qualche spunto proprio per interpretare situazioni, comportamenti, che noi viviamo nella nostra quotidianità e che hanno anche però una valenza, un importanza molto significativa, sulla quale può essere utile fare delle riflessioni.

Assolutamente, quindi oggi parliamo dell’importanza delle relazioni.

-Si, esatto, oggi vorremo parlare proprio dell’importanza delle relazioni che hanno le persone tra di loro, solitamente si traduce questo anche con qualcosa che riguarda la comunicazione interpersonale, e in effetti abbiamo ricevuto anche sollecitazioni per alcune puntate che riguardano la comunicazione, il rapporto con gli altri… qualcosa abbiamo già detto e nelle prossime settimane senz’altro lo faremo, ma le relazioni rivestono un importanza direi strategica particolare, perché la relazione si riferisce ad un rapporto che noi abbiamo con una o più persone, e si basa su diversi aspetti, perché noi possiamo avere delle relazioni legate all’aspetto parentale, quindi famigliare, poi sviluppiamo anche delle relazioni legate ai nostri sentimenti, stati d’animo, poi abbiamo anche relazioni che noi sviluppiamo riguardo ai nostri interessi, quindi condividiamo con altri aspetti del nostro tempo libero, dello sport, della politica, del volontariato, dello stare insieme, e quindi instauriamo relazioni che poi si caratterizzano anche in base ai contesti nei quali noi ci esprimiamo. Per esempio interessi professionali, nel mondo del lavoro, dove passiamo molto tempo della nostra quotidianità, quindi le relazioni sono in un certo senso quella caratterizzazione del valore del rapporto che noi instauriamo con gli altri a seconda dei contesti nei quali ci coinvolgiamo.

Praticamente coinvolgono ogni aspetto della nostra vita e praticamente ogni ora direi, perché in ogni caso ci stiamo sempre relazionando con gli altri alla fin fine…

-Si, ci relazioniamo sempre con gli altri: già Aristotele lo disse, l’uomo è un animale sociale e quindi per definizione l’essere umano vive relazioni sostanzialmente per due motivi di fondo: perché ha il desiderio di vivere in armonia con le altre persone, anche se a volte questo non sembra, ma l’idea filosofica di fondo è di vivere con gli altri in modo armonico e positivo, condividendo attività, idee, pensieri e i propri comportamenti. L’altro aspetto è proprio nella natura, la socializzazione, quindi è un po’ quella tendenza che noi abbiamo a vivere in modo il più esplicito o meno la nostra capacità di realizzare, è abbastanza facile capire che tendenzialmente c’è qualche persona che può essere più introversa o più estroversa, qualcuna che è più orientata un po’ a se stessa, qualcun’altra che è più orientata alla società o alla comunità.

Anche li ci sono diverse tipi di persone, diversi tipi di personalità e diversi tipi di persone anche, perché poi si instaurano anche a differenza delle persone diversi tipi di relazioni, magari si è più attaccati a delle persone rispetto ad altre anche.

-Questo senz’altro, perché poi noi impariamo anche in un certo senso proprio attraverso la valorizzazione, quindi una forma di autoriflessione legata al picco di soddisfazione potremo dire, di beneficio, di benessere che noi percepiamo nel rapporto con gli altri, e in realtà ci attacchiamo anche, quindi potremo dire a volte ci affezioniamo alle persone in modo diverso, e questo pensa Andrea fin da quando siamo bambini, perché in realtà questo concetto di attaccamento, che è proprio l’origine in un certo sento della relazione, è presente fin da quando siamo piccoli, da neonati. Ci attacchiamo innanzitutto alla mamma ovviamente, e pian piano anche ad altre figure che per noi diventano fondamentali, dall’orientamento in poi alla crescita finchè non diventiamo autonomi, indipendenti.Infatti per quanto riguarda l’attaccamento possiamo avere per esempio dei bambini che crescono in modo abbastanza sicuro, perché instaurano una relazione armonica, equilibrata, cooperativa con la madre o con le altre figure affettive, oppure potremo avere dei bambini un po’ insicuri, che hanno quindi una relazione un po’ ansiosa magari con il genitore o con la madre, e bambini che sono insicuri ma che sono resistenti, quindi questi sono bambini che sviluppano una tendenza alla relazione un po’ forte, un po’ a volte in parte aggressiva o in parte distaccata, e questo poi ci fa già capire che per come ognuno di noi ha imparato, ha vissuto, in modo anche spontaneo, i primi quattro, cinque, sei, sette anni della nostra vita con le figure di riferimento, incide anche, da una forma di imprinting, di idea generale di come poi tendiamo a vivere le nostre relazioni con gli altri.

Quindi parte tutto fin da tenera età in base anche ai caratteri delle persone…

-Si, parte in tenera età, l’aspetto educativo sicuramente incide e il tipo di relazione che un bambino ha con la figura di riferimento in primis la madre, ancora negli ultimi due, tre mesi prima di venire al mondo, e poi quando nasciamo con la madre prima e poi con le figure di riferimento: genitoriali, il padre e anche con poi le altre persone con cui dividiamo gradualmente un po’ la nostra, il nostro bisogno di attaccarci a qualcuno che ci dia quella sicurezza che da piccoli noi abbiamo.

E’ arrivata una domanda da parte di Sonia che dice: se la relazione madre-figlio è staccata, contribuisce a creare un adulto che può avere difficoltà ad instaurare relazioni durature da adulti?

-Beh, diciamo che il fatto che ci sia una forma di distacco tra un figlio e una madre, o non così affettivamente legato, questo può in parte incidere sicuramente nel fatto che poi da adulti si abbia un po’ una difficoltà di relazione. Potremo dire che se non sviluppiamo il coraggio di avere una relazione con le persone che dovrebbero darci maggior stabilità e sicurezza, ovviamente da adulti vediamo con maggior difficoltà questi che “sono ancora più estranei…”

Damiano, noi sappiamo bene però che per stare bene con gli altri, dobbiamo prima di tutto stare bene con noi stessi: anche in ambito relazionale?

-Si, anche in ambito relazionale, assolutamente, infatti stavamo parlando di come noi approcciamo un rapporto con gli altri e questo deriva anche da una capacità che noi acquisiamo e che sviluppiamo, diventando adulti, per così dire dobbiamo avere una relazione anche con noi stessi, e quindi una buona conoscenza di noi stessi per cercare poi nella comunicazione, nel rapporto con gli altri di sviluppare quelle gestioni, quei rapporti, quelle relazioni che ci permettono come abbiamo detto qualche puntata fa parlando di autostima di avere anche una forma di apprezzamento, di comprendere il valore che noi diamo a noi stessi ma anche quello, il feedback che gli altri esprimono verso di noi e che nutre anche la nostra autostima. Quindi direi che quando parliamo di relazioni non dobbiamo dimenticarcelo, è utile non pensare soltanto all’altro, al rapporto che io ho con l’altro, ma partire anche dal proprio percorso di crescita personale, di conoscenza di se, siamo sempre in relazione con noi stessi al minimo diciamo… al minimo noi siamo sempre in relazione con noi stessi: con i nostri pensieri, con le nostre sensazioni, con i nostri stati d’animo, e quindi poi è da questo che noi partiamo per instaurare i rapporti con le altre persone. Qundi anche da adulti, come abbiamo detto per i bambini possiamo essere più o meno autonomi nella gestione delle relazioni, possiamo essere preoccupati dalla relazione, o possiamo anche vivere la relazione con una forma un po’ così di distacco o di difficoltà, ecco.

Io so che poi in questi ultimi anni in particolar modo la tecnologia ha cambiato in qualche modo anche il metodo di relazionarci con gli altri, qui mi viene in mente in modo particolare il mondo dei social network.

-Si, questo senz’altro cambiamento dell’avvento delle tecnologie che ormai è iniziato da una trentina d’anni a questa parte sta trasformando direi in profondità anche l’approccio che le persone hanno con le relazioni o con le modalità comuninicative. Ci sono due grandi categorie potremo dire di relazioni tra le persone: quelle dirette e quelle che oggi potremo dire immediate da tecnologia, e un tempo si vivevamo prevalentemente quelle dirette. Poi piano piano con l’avvento delle tecnologie, della televisione, della radio, nel secolo scorso e in ultimo aspetto quello dei social media, senz’altro questo ha creato delle molte opzioni in più che noi abbiamo a disposizione, però anche la difficoltà di distinguere un po’ i contesti, perché hanno senz’altro delle similitudini per certi versi, però diciamo che siamo un po’ pervasi da queste nuove tecnologie, quindi si rischia di assumere tendenzialmente comportamenti tipici dell’utilizzo tecnologico anche nelle relazioni dirette, e questo non è magari così positivo.

In effetti no, perché poi insomma bisogna un attimo imparare anche a scindere tra i vari tipi di relazione, quelle dirette sono decisamente tutta un’altra cosa rispetto a quelle che ci sono sui social.

-Si, le relazioni dirette hanno mote caratteristiche che sono tipiche proprio nella relazione, direi che nei social si sono creati dei contesti che hanno preso spunto da alcuni comportamenti di base che le persone hanno nella loro vita diretta. Cioè, io e te magari Andrea ci ritroviamo in un posto, siamo andati a fare magari una domenica una passeggiata magari con la famiglia, ci troviamo in un bel posto e cosa diciamo quindi: “Guarda che bel posto, ti piace?” Si, mi piace. Ecco quindi che ogni volta che noi in facebook ogni volta schiacciamo mi piace, andiamo semplicemente ad attribuire un comportamento che è tipico anche dei rapporti interpersonali e andiamo a dare una forma di valorizzazione a quel post, quel commento o anche a quella persona, però poi non è detto che perché una persona ha tantissimi mi piace, effettivamente poi abbia sviluppato una sua interazione con le persone con le quali si è messo in relazione attraverso lo strumento. Sarebbe buona cosa, come molti studiosi di un certo livello e di una certa competenza esprimono, utilizzare i social più verosimilmente come viviamo le relazioni nella nostra quotidianità. Quindi è inutile avere magari tanti amici, non si sa neanche chi sono, non gli abbiamo neanche mai stretto la mano… ok… però per dire, ci sono tutte queste caratterizzazioni che iniziano a mettere un po’ anche in discussione le modalità relazionali delle persone.

E’ vero, a volte poi si esagera nel loro utilizzo, come sempre bisogna usare come diciamo spesso anche moderazione, perché poi non si riesce più a capire la realtà da quello poi può essere anche finzione, perché spesso dietro ai social troviamo persone che magari non sono quello che sembrano.

-Si, diciamo che nel rapporto interpersonale quando si incontra qualcuno di sconosciuto ci sono tutta una serie di strategie che ci mettono in funzione di poter verificare la realtà di cio che abbiamo di fronte, del rapporto che abbiamo con l’altra persona, di proseguire, di sottrarsi o meno a questo. Attraverso lo strumento tecnologico c’è una mediazione che interviene e questa mediazione può anche favorire per certi versi una falsificazione della realtà del nostro interlocutore, e infatti io pensando a come avremo potuto affrontare questo tema, mi sono fatto anch’io delle domande e ne giro qualcuna ai nostri ascoltatori, perché è utile riflettere: quindi per esempio potremo chiederci quale tipo di soddisfazione ai nostri bisogni troviamo nei rapporti diretti che abbiamo con le persone? E quale tipo di soddisfazione invece troviamo in quelli mediati. Quindi già questo ci permette di riflettere sul fatto che a contesti diversi vanno, dovrebbero andare a rispondere le nostre esigenze diverse. Quanto rischiamo di perdere il bisogno di relazionarci a tu per tu con gli altri delegando continuamente all’aspetto tecnologico la maggior parte delle nostre ammirazioni? Questi strumenti, come dicevamo poco fa, ci aiutano o ci danno qualche difficoltà nel migliorare le nostre relazioni interpersonali? In realtà sono io che gestisco le mie relazioni interpersonali con gli altri, o sono gestito dagli altri o dagli strumenti che avrei a disposizione? Una riflessione un po’ ampia ma la gestione delle relazioni umane parte proprio da questa idea, la capacità di avere consapevolezza di sapere la nostra dinamica comunicativa, relazionale con il mondo, con gli altri.

Nel frattempo Damiano è arrivata un’altra domanda da parte di Sonia proprio sul comportamento relazionale e chiede: come gestire una relazione in cui uno si impone sull’altra persona?

-Questa è una domanda interessante e diciamo che sarebbe una buona norma quella di non imporsi nei rapporti interpersonali. Nel caso in cui abbiamo la sensazione o anche effettivamente una condizione in cui un’altra persona tende ad imporre le proprie idee, le proprie convinzioni su di noi, diciamo che noi dovremo avere un attenzione a cercare di rendere evidente, di rendere esplicita questa nostra difficoltà, disagio, all’altra persona, e qual’ora questa situazione relazionale rimanga nei canoni per così dire dell’accettabilità probabilmente può essere utile trovare qualche punto di incontro e cercare di far capire che questa relazione provoca su di noi e su questa persona una forma di disagio, quindi richiedere una modalità diversa. Nel momento in cui questa situazione superi i canoni dell’accettabilità, in quel caso è necessario magari prendere un appuntamento con un esperto, con una persona, per cercare di affrontare questa situazione relazionale che crea delle difficoltà.

Quindi in questo caso farsi aiutare anche diciamo che può servire.

-Si, può servire farsi aiutare, perché noi dovremo cercare di non sviluppare questo tipo di relazioni, di prevaricazione, ma è anche vero che a volte le subiamo noi altri. Visto che come detto la relazione si fonda anche su un attaccamento, su una qualche forma di profondità relazionale, dipende dall’importanza della persona con cui abbiamo la relazione e di che cosa dobbiamo considerare, che cosa c’è in ballo.

Damiano, c’è anche qualche esercitazione che ci può aiutare a scoprire poi l’importanza delle relazioni con le altre persone che frequentiamo?

-SI, possiamo fare moltissime riflessioni interessanti e cercare di esercitarci alla valutazione di questa importante criterio, delle nostre capacità comunicative. Come al solito diciamo che possiamo prevedere un piccolo schemino che ci aiuta in questo senso proprio perché ci può impegnare una decina di minuti. Magari potremo prendere il solito nostro foglio e in questo caso lo potremo dividere in quattro colonne in verticale. Nella prima a sinistra potremo fare un breve elenco delle persone con le quali io mi sento in relazione in questo momento della mia vita. Poi nella colonna di fianco, ad ogni situazione relazionale che abbiamo indicato, potremo andare a darci una scala, mettendo una valutazione su una scala da uno a dieci, di quanto è importante ognuna di queste relazioni che abbiamo con le altre persone. Il secondo step quindi è quello di fare un auto valutazione dell’importanza che riveste quella relazione che noi abbiamo. Quindi ci troveremo una seconda colonna con tutta una serie di auto valutazioni. Nella terza colonna invece potrei riflettere facendo sempre una scala da uno a dieci, su quanto crediamo sia importante per queste persone essere in relazione con noi. Quindi facciamo anche una valutazione ipotetica, probabilmente abbiamo motivi, situazioni, per saperlo dire, di quanto possa essere importante per loro essere in rapporto con noi. Alla fine nella quarta colonna, potremo farci una lista di priorità delle relazioni che sentiamo come più importanti e altre meno, quindi non so: abbiamo un elenco di venti persone con le quali ci sentiamo in relazione in qualche modo, abbiamo fatto di questo elenco un auto valutazione su quanto importanti sono per noi e quanto importanti siano, per queste persone, essere in relazione con noi, e alla fine ci facciamo per così dire una lista di priorità e potremo così scoprire a quali magari possiamo dedicare un po’ di tempo in più, una qualche attenzione in più, e quale magari delle venti tutto sommato, o perché la situazione relazionale è anche mediamente positiva, o perché poi scopriamo che c’è qualche situazione relazionale che può anche non attrarre tutte le nostre energie, tutte le nostre attenzioni… questa mi sembra una riflessione concreta che ci aiuta a qualificare le nostre relazioni e anche a farne una forma di auto valutazione.

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