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PODCAST: FORMAZIONE E BENESSERE

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Si conclude il primo ciclo di appuntamenti radiofornici firmati FormazioneAmica Gruemp grazie a Container Radio di Andrea Collalto. Grazie a tutti i radio ascoltatori e a tutte le persone che hanno ascoltato le nostre puntate e i nostri podcast. È stato davvero bello accompagnarvi in questo mondo fantastico della formazione, del miglioramento continuo e dello sviluppo personale. Ci risentiremo sicuramente presto con altre puntate, nuovi argomenti e nuovi stimoli. Un caro saluto da Damiano Frasson (Formatore, Consulente e coach di Gruemp).

E ci siamo anche questa settimana con una nuova puntata di Formazione Amica! Benritrovati da Andrea collalto, ben ritrovato a Damiano Frasson! Ciao Damiano!

-Ciao Andrea e ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.

Allora, siamo già alla 12° puntata di Formazione Amica, siamo già possiamo dirlo, praticamente alla conclusione di questo primo ciclo di trasmissioni.

-Si, siamo in conclusione, vogliamo un po’ oggi cercare di tirare le fila dei molti aspetti, dei molti spunti che abbiamo cercato di condividere in queste settimane, ormai sono passati tre mesi Andrea, il tempo vola!

Eh si, sono volati veramente devo dire, e ci ritroviamo quindi un po’ per fare il punto della situazione questa settimana.

-Si, questa settimana volevamo… abbiamo pensato di dare un po’ l’idea di come potremo formare un po’ meglio il nostro benessere. Un tema un po’ ampio che ci da l’aiuto a sintetizzare alcuni aspetti dei molti punti che abbiamo toccato e ci apre al futuro magari ad un nuovo ciclo più in la tra qualche settimana su questi temi.

Quindi formare il benessere, parliamo un po’anche di questi punti determinanti che abbiamo toccato in questi tre mesi Damiano.

-Si, potremo definire inizialmente, come di solito facciamo che il benessere, che è un concetto molto ampio che coinvolge molti aspetti della nostra vita, potremo dire che in effetti, come l’Organizzazione mondiale della sanità chiarisce, definisce un po’ anche il nostro concetto di salute, intendendo però quindi che le persone dovrebbero essere capaci di sfruttare le proprie capacità emozionali, cognitive, comportamentali, per gestirsi in modo positivo nella propria quotidianità di vita, cercando di avere una relazione con se stessi, con gli altri, con il mondo, che sia gratificante, positiva e che tenda a ridurre le conflittualità, i disagi, sia interni, quindi con se stessi, che con gli altri. Quindi come vedi una definizione, una tra le tanti che da l’Organizzazione mondiale di sanità molto ampia, che rende un po’ l’idea di come noi approcciamo la nostra vita.

Quindi effettivamente ognuno vive a modo suo, ma ci sono dei principi di base che poi ci servono per stare bene…

-Ci servono per stare bene, perché ad esempio quelli che vengono chiamati determinanti, quindi elementi, fattori determinanti, che influiscono, incidono sul nostro stare bene, perché benessere significa stare bene o esistere bene in modo positivo, sono il patrimonio genetico, e insomma fin qui effettivamente quello che siamo dal punto di vista fisiologico… siamo, nei nostri geni, nella nostra struttura, nel nostro dna, le nostre caratteristiche fisiche che noi abbiamo. Poi il secondo fattore è lo stile di vita, e sappiamo molto bene dalle tantissime informazioni che ci sono in quest’ambito che è fondamentale direi, poi l’ambiente di vita, quindi inteso anche non soltanto come ambiente nel quale viviamo, quindi naturale, ma anche l’ambiente nel quale noi proprio facciamo, viviamo, creiamo la nostra vita, nel lavoro, a casa, quindi l’ambiente, il contesto nel quale noi viviamo e cresciamo, quindi in questo c’è anche l’importanza dell’ambiente culturale nel quale cresciamo. Poi un quarto fattore è il reddito e lo status sociale. Ovviamente sono temi dire che in Italia anche con l’Expo quest’anno saranno toccati da vari punti di vista, non solo da quello dell’alimentazione, ma il lavoro, che vive un momento di grande difficoltà, e come noi stiamo nel contesto sociale, quale tipo di appartenenza abbiamo, come ci sentiamo coinvolti nel nostro tessuto sociale è una determinante importante. Si parla molto di reddito di cittadinanza, di qual è la soglia minima per avere un normale livello di vita, almeno dignitosa, e questo è un fattore molto importante… ma il quinto, che a noi interessa particolarmente è l’istruzione, la formazione. Quindi il quinto fattore determinante che può influire in modo molto significativo sul nostro benessere è il nostro grado di istruzione, ma non soltanto istruzione a livello scolastico, di conoscenze, ma anche la formazione che una persona si da e nella quale si trova.

Assolutamente, e poi ci sono anche dei principi che un po’ limitano questo benessere Damiano…

-Beh, diciamo che in conseguenza del fatto che sono stati individuati dei fattori importanti che ne determinano appunto la qualità, possiamo dire che senz’altro ci sono dei fattori che limitano un poco il nostro benessere, e probabilmente a noi interessa soffermarci su quelli che sono un po’ più legati all’aspetto formativo della persona in se, ma anche poi che comportano un comportamento migliore se riesco anche ad avere un cambiamento di prospettiva, di come vedere le cose… senz’altro un aspetto che limita è la poca conoscenza e consapevolezza di se, la difficoltà nei rapporti interpersonali, nelle relazioni con gli altri, una scarsa capacità di automotivazione incide in modo significativo sul nostro benessere… la mancanza di un progetto di vita, la mancanza di un progetto, di un idea, di un opportunità e putroppo accade in questo periodo, di lavoro, una bassa autostima, anche questi sono aspetti che incidono sulla nostra difficoltà di ottenere un benessere… scarsa qualità nella comunicazione, perché non ci permette di interagire con i nostri bisogni, quelli degli altri, non dobbiamo dimenticare però che limitano il nostro benessere anche i problemi di salute, dei quali spesso non siamo completamente responsabili e che purtroppo accadono e… in questi giorni è ripartita la serie televisiva “Braccialetti Rossi” e parla di questo, di come poi ci siano delle problematiche che mettono sottosopra un po’ anche la nostra idea di stare al mondo. E poi come sappiamo magari alcuni altri aspetti significativi sono una difficoltà nell’avere un alimentazione equilibrata, alcuni altri disagi di base che ne sono un po’, sfociano un po’ forse in questo come ansia, stress, timori, rabbia, quindi potremo dire per dirla con i nostri argomenti di queste settimane: quando c’è poca intelligenza emotiva, ecco, capacità di gestire le proprie emozioni, e tutto questo produce anche delle difficoltà di riposo, di avere un impostazione di vita che tenga conto sia delle frenesia che dobbiamo sostenere, ma anche di qualche momento di pausa, ecco. Quindi Andrea vedi ci sono molti aspetti che limitano il nostro benessere.

Dovremo avere diciamo più stima di noi stessi e vedere le cose sotto una prospettiva migliore, perché siamo molto spesso noi che limitiamo quello che può essere il nostro benessere alla fin fine…

-Si, diciamo che tutto parte dalla poca conoscenza anche di come siamo fatti, di come funzionano certi meccanismi, come di pensiero, che abbiamo della nostra mente, come influiscono sul nostro corpo, sulla nostra salute, li diamo un po’ troppo per scontati e invece anche molti aspetti delle varie discipline, delle varie scienze, non solo delle scienze umane, ma anche della scienza medica, della biologia… hanno verificato che ormai ci sono dei criteri che potremo considerare dei criteri un po’ di fondo, di base, che presi da un punto di vista di una scienza o da un altro punto di vista studiano magari aspetti diversi di questo processo di benessere che noi possiamo avere o meno, in modo più definito, però diciamo che sono dei concetti di base. Per esempio mente e psiche sono un unico sistema. Noi diventiamo un po’ anche quello che pensiamo, i nostri pensieri sono collegati con le nostre emozioni, quindi anche questi aspetti poi incidono sulla nostra salute, sui nostri organi interni. Ci sono molti studi che derivano dalla psicosomatica, dalle scienze neurologiche, insomma… ci sono degli aspetti ormai che dovrebbero essere più di dominio pubblico per le persone perché non sono solo aspetti che riguardano le scienze in se, oppure me ne occupo quando sto male, perché ne ho bisogno e allora divento esperto: si, ok, in quel caso però siamo già nella cura, mentre a noi piace l’idea di essere sensibili ed è anche ben dimostrato che per moltissimi aspetti anche di malattia, la prevenzione è la prima grande strategia per avere un miglior benessere.

Quindi serve un approccio particolare per avere più benessere Damiano?

-Beh, sai, l’approccio potremo dire che è utile averlo sistemico, un po’ più globale, complessivo, che tiene dentro aspetti sia che riguardano i nostri valori, idee, principi, come vogliamo vivere, sia gli aspetti di metodo, quindi come ci organizziamo, come gestiamo la nostra vita, e poi anche l’aspetto pratico delle azioni che noi abbiamo: con Gruemp abbiamo definito un vero e proprio approccio per il benessere che si fonda su un criterio che noi chiamiamo “filostrata” ed è proprio il cercare di aiutare le persone a sviluppare maggior coerenza possibile, tra gli aspetti filosofici, quelli strategici e quelli tattici, quindi vedendo la persona nel suo insieme di pensieri, atteggiamenti e comportamenti. E questo sicuramente ci aiuta, perché vederci troppo divisi dalle cose, pensare… ma, questo a me non influenza, io ne sono estraneo, non fa parte della mia vita, è un aspetto che rischia di non farci cogliere come non influenzino la nostra vita in realtà tutta una serie di fattori, di aspetti, sui quali seppur non possiamo, come dico sempre occuparci di tutti tutti i giorni… è vero che la vita è breve, ma è anche lunga, e quindi sai, magari in un periodo ti occupi di una cosa, in un periodo ti occupi di un’altra, in un altro momento ti interessi di sistemare un po’ lo stile di vita, in un altro cerchi magari di organizzare meglio il lavoro, in un altro ti occupi un po’ di te, della tua autostima, delle tue emozioni… c’è tempo per fare questo lavoro, no Andrea?

Si, c’è tempo, ci sono degli anni, quindi basta prendersi dei periodi alla volta e si possono sistemare anche le proprie cose diciamo. Tra l’altro si è parlato molto di formazione in queste settimane, ma mettiamo un punto fermo: come fa la formazione a generare anche benessere?

-Eh, questa è una bella domanda, perché può essere un punto fermo sul quale riflettere un attimo. La formazione aiuta le persone, a sviluppare in modo più efficace le proprie potenzialità, le proprie risorse personali, e quindi favorisce il miglioramento di queste competenze, di queste abilità che noi diamo un po’ per scontate, le releghiamo ad un semplice buon senso… e lo fa su un principio complessivo che incide in ogni ambito della nostra vita, e quindi è ovvio che essere messi in condizione, attraverso esperienze formative, da formatori esperti, competenti, di sviluppare delle nuove conoscenze, di capire come funzionano certi aspetti, di farne la prova pratica, di sperimentarli nella propria quotidianità ed immettersi in questa logica di medio, lungo termine di miglioramento continuo, un po’ come dicono i giapponesi, il miglioramento step by step, passo dopo passo, aiuta e favorisce molto il fatto che poi le persone da questi aspetti traggano anche molti stimoli, supporti, ma anche strategie per incidere sulla propria qualità di vita. Quando una persona si mette a focalizzarsi di avere una miglior qualità di vita, entra già per così dire in una logica sistemica. Perché riprende il codice in modo ampio e generale e inizia a pensare: ma io di tutto quello che faccio, vivo e lavoro, su che cosa posso migliorare? Quindi poi diventa specifico.

Poi devo dire che in queste settimane grazie a te Damiano, grazie a Gruemp, abbiamo avuto modo di dare ai nostri ascoltatori un infarinatura, un mini corso per vivere meglio, per… parlare di benessere in questo caso, ma ogni settimana abbiamo dato veramente degli spunti importanti per riuscire a stare meglio nella vita di tutti i giorni.

-Si, in realtà Andrea abbiamo creato un mini percorso di sviluppo personale, condiviso attraverso Container Radio, che ha cercato di dare delle opportunità di riflessione su questi temi, di avere qualche idea per così dire anche… pratica, di qualcosa che può toccare anche la nostra quotidianità, approcci sulle cose, sui nostri pensieri, emozioni, modo di vivere e lavorare. Poi abbiamo cercato di dare anche un appeal un po’ artistico, giustamente per dare un impatto attraverso un brano ad ogni incontro, quindi si, abbiamo cercato di dare questo spunto interessante credo. Sono tutta una serie di aspetti, che se vuoi, possiamo anche brevemente riepilogarli, cosa dici?

Molto volentieri direi.

-Potremo, se siamo in una fase per così dire che chiude in un certo senso il primo ciclo, ricordare che abbiamo parlato, abbiamo esordito parlando di autostima. Potremo dire che senza autostima noi non ci diamo il valore necessario per fare tutto il resto. Questa è direi la cosa di base minima che potremo ricordare per questo aspetto importante che è l’autostima.

Po abbiamo visto come l’autostima ci porti anche a dover considerare la nostra motivazione e qui sulla motivazione ricorderai una bellissima puntata molto particolare dove abbiamo detto che la motivazione è la benzina da mettere ogni giorno nel motore. Se noi vogliamo che la nostra “macchina” vada e abbia la sua autonomia, è una benzina indispensabile che dobbiamo mettere.

Poi non possiamo avere motivazione se non ci definiamo degli obbiettivi, ed ecco allora che gli obbiettivi servono per dirigere i nostri pensieri, i nostri comportamenti, le nostre energie. Dobbiamo prendere la mira su qualcosa, che concretizzi i nostri bisogni, i nostri desideri, i nostri sogni.

Poi un aspetto importante che abbiamo toccato nella quarta puntata era la leadership. Ti ricordi che abbiamo discusso sul fatto che non è da intendere solo sul potere del capo, che comanda sulle situazioni, ma in realtà tutti abbiamo un potere che possa influire sulla nostra vita e poi conseguentemente anche su quella degli altri. Certo, serve come abbiamo detto farlo per aspetti e finalità positive, costruttive… ricordo qui una bellissima canzone che abbiamo utilizzato per questo concetto, era la canzone di Renato Zero “Il Maestro”. Con questa idea di una leadership che vuole servire a qualcuno, non essere solo autoreferenziale per se stessi, per dirsi bravo io sono alla guida, di chissà cosa, di chissà chi.

Poi abbiamo toccato il concetto di Team, perché abbiamo detto che la leadership ci porta ad un idea di gruppo, a quindi come noi viviamo il gruppo, e li potremo dire che nulla che abbia veramente senso e abbia un valore nella nostra vita può essere fatto da soli, giusto?

Eh, ci vuole sempre la complicità degli altri e comunque l’appoggio delle altre persone, perché non viviamo da soli, viviamo in mezzo alla gente…

-Non si può vivere solo per bastare a se stessi, l’essere umano è un animale sociale e questo è il suo destino.

Poi abbiamo parlato dell’intelligenza emotiva, anche questo un aspetto molto importante come dicevamo poco fa, che incide anche questo sulla nostra qualità di vita, cercando di aiutare a riflettere sull’idea che le emozioni non sono un ostacolo. A volte noi le viviamo come una difficoltà, ma sono una grandissima risorsa che noi abbiamo dentro di noi. Le conosciamo poco, le sviluppiamo poco e quindi imparando a gestirle meglio, possono andare veramente in modo decisivo a nostro vantaggio.

Poi nella settima puntata abbiamo parlato della consapevolezza, nel settimo incontro abbiamo parlato un po’ del fatto che si può anche vivere dando la responsabilità agli altri, al mondo, oppure coccolandosi un po’ i propri alibi… per carità, a volte abbiamo un po’ anche ragione devo dire, a volte capita anche a me di dire: eh ma caspita, se non ci fosse stata questa cosa… è un approccio un po’ istintivo, naturale che abbiamo… ma continuare alla lunga a togliersi un po’ dalla responsabilità, a lamentarsi prevalentemente di quello che c’è fuori di noi ecc… rischia di spegnere i nostri entusiasmi, la nostra motivazione e quindi la voglia di fare. E allora le cose si complicano.

Poi siamo andati all’ottava, tema che meriterà un ulteriore approfondimento in futuro, perché abbiamo parlato del cambiamento.

In effetti è stato un tema molto sentito questo…

-Molto, molto sentito, perché siamo senz’altro in un epoca dove tutto sta cambiando continuamente di giorno in giorno e quindi qui potremo dire che illudersi in un certo senso che si possa evitare il cambiamento e si possa non affrontarlo, è direi una pericolosa illusione che rischiamo di avere nella nostra vita… il cambiamento non si può negare, è in natura, e quindi dire che il cambiamento… certo, a volte ci spaventa, ma va affrontato, gestito, e pian piano si cerca di gestirlo nel modo migliore.

E poi siamo arrivati alle ultime tre puntate dove abbiamo parlato di tutti gli aspetti che riguardano la comunicazione e il rapporto con gli altri, quindi abbiamo parlato delle relazioni interpersonali, e quindi che siamo sempre da quando veniamo al mondo, in relazione, partendo da nostra madre, e questa incide molto per i primi mesi e primi anni di vita, e poi però è tutto un gioco continuo a legarsi, ad attaccarci, a staccarsi dalle persone, dalle amicizie, dalle persone famigliari, dalle conoscenze che facciamo nel lavoro, nella scuola, nella vita, e poi è un continuo allenarsi a gestire le nostre relazioni, questo è molto molto importante, ci attacchiamo poi, come ci attacchiamo alle persone, anche alle cose, e allora qui dobbiamo stare un po’ attenti, perché se ci attacchiamo troppo al nostro telefono, o al nostro Tablet, diventa una protuberanza, un allungamento della nostra personalità, di noi stessi e allora diventa un po’ più complicata la cosa…

E abbiamo visto poi negli ultimi due incontri la comunicazione, cercando di comunicare qualcosa non solo a noi stessi ma anche agli altri, di solito ci dimentichiamo che comunichiamo prima di tutto con noi stessi, per farlo bene abbiamo dato alcune regole, alcuni criteri che possono essere sintetizzati per avere una comunicazione più efficace, e uno di questi al quale abbiamo dedicato lunedì scorso un po’ una puntata a se, perché è molto importante, è quello dell’ascolto attivo, perché avevamo detto, che per imparare a comunicare bene bisogna anche imparare ad ascoltare bene e ad avere un ascolto attivo, l’abbiamo definita un arte l’ascolto attivo, per imparare a percepire un po’ gli altri, non solo quello che ci dicono, ma anche imparando a leggere il loro comportamento con lo sguardo, con la nostra sensibilità, e siamo arrivati quindi poi ad oggi, che… come possiamo non dire che questi aspetti della nostra vita, queste competenze trasversali, non abbiamo una ricaduta, un’incidenza, una rilevanza, che magari sarà parziale, ma non è così minimalista come magari si rischia di credere anche sul nostro benessere?

In effetti è una domanda che mi sono posto anch’io all’inizio quando abbiamo presentato questa puntata. E qui ti chiedo un’altra cosa, perché lo facciamo spesso, abbiamo abituato anche i nostri amici ascoltatori durante questo primo ciclo di trasmissioni: c’è un metodo, c’è un esercitazione per aumentare quello che può essere il nostro benessere Damiano?

-Guarda, direi che una esercitazione che da sola lo possa dare come risultato, direi che non c’è, nel senso che correttamente credo come abbiamo detto prima pensando ad un approccio sistemico, è importante essere consapevoli di questi aspetti, del fatto che hanno un incidenza importante nella nostra vita e che ce ne dobbiamo fare carico se vogliamo effettivamente avere, formare un benessere nella nostra vita, di cui non beneficiamo solo noi, ma anche le persone importanti della nostra vita, che condividono con noi la vita e magari anche il lavoro. Può sembrare semplice detto così alla radio, stiamo facendo un elemento di informazione, di condivisione, poi è ovvio che non vogliamo certo far passare l’idea che le cose siamo così facili, però non sono nemmeno complicate, non sono nemmeno così difficili come si può pensare. A volte è perché noi non facciamo delle cose perché sembrano difficili: non è perché sono difficili che non osiamo farle… direi che a livello esercitativo, l’unica cosa che può avere senso per i nostri ascoltatori è seguire un po’ la logica delle puntate precedenti che abbiamo condiviso con loro e chiederci… magari prenderci un foglio e scriverci di fianco 12 domande e su ognuno di questi aspetti chiederci, dandosi una valutazione da uno a dieci, quindi dandosi i voti… ci facciamo la pagellina per così dire,ok? Quanta autostima ritengo di avere? E qui ognuno si fa la domanda e poi si da una propria valutazione da 1 a 10. Quanto sento di essere padrone della mia motivazione? Qui bisogna riflettere, perché può darsi che una persona è motivata, ma è motivata per motivi di altri, non è detto che condivida tutti o in parte gli obbiettivi che la motivano. E infatti la domanda successiva è: Quanto riesco a raggiungere i miei obbiettivi? Quanto ritengo di essere in grado di esprimere una leadership positiva? La leadership ha a che vedere anche con il ruolo che noi abbiamo. Se una persona per esempio è un imprenditore, un artigiano, un impiegato, ma anche un genitore, la leadership ha molto a che vedere anche con quello… Quanto sono capace di lavorare in gruppo o in team? E’ una domanda a cui è necessario riflettere, perché finché siamo tra amici, al bar, in pizzeria, stiamo benissimo di solito… però poi con le persone bisogna anche farci cose anche altrettanto e forse di più importanti: una famiglia, condividere spazi nel lavoro, progetti comuni… è importante questo aspetto… Quanto mi sento di saper usare la mia intelligenza emotiva? Un’altra domanda importante… Quanto ritengo di avere consapevolezza di me stesso? Quanto sono in grado di saper affrontare il cambiamento? Quanto sono di qualità le mie relazioni interpersonali? Quanto sono capace di sviluppare una comunicazione efficace? Quanto sono in grado di comunicare con un ascolto veramente attivo? E quindi poi basterebbe chiedersi Quanto mi sento soddisfatto della qualità di vita che ho? Allora… poi sai, io sono abituato, lo dico spesso nei miei corsi… bisogna fare questo tipo di esercitazioni con lo spirito e il criterio della sincerità, perché se bariamo nelle risposte, bariamo con noi stessi. Quindi tanto vale mettersi tranquilli, prendersi quel quarto d’ora, darsi questa propria autovalutazione e poi rendersi conto quindi che magari in alcune cose siamo senz’altro più bravi, in alcune cose meno e capire come queste possano incidere o possano essere migliorate, perché poi basterebbe chiedersi su quali aspetti posso migliorare, su quali posso intervenire a breve termine, su quali a medio o lungo termine…

Con la sincerità andiamo alla scoperta di noi stessi, perché se siamo sinceri con noi stessi poi scopriamo delle cose che possiamo anche migliorare…

-Si, possiamo migliorare ed è nostro vantaggio. A volte capita che vogliamo migliorare troppo, ma gli altri intorno a noi non migliorano “Quanto me…” però è un gioco a ribasso questo… cioè: se tu hai intorno a te persone che non hanno tanta voglia di migliorare… io credo che non è che convenga livellarsi ad un livello più basso. Si cerca di fare dei propri miglioramenti che noi auspichiamo essere utili, interessanti, magari questo, lo vedo spesso, capita spesso, è di stimolo anche agli altri vedere che si può migliorare, perché abbiamo anche bisogno di strumenti, i giovani oggi hanno bisogno di esempi, di vedere persone adulte che si impegnano, che ci provano quanto meno, e anche noi tra adulti abbiamo bisogno di vedere delle persone che cercano di mettersi in una modalità propositiva. Poi, giusto o sbagliato, non c’è nessuno che possa dire che questo è completamente giusto o completamente sbagliato, ecco… quindi riflettendo su questi aspetti si trovano spunti per fare poi delle azioni, per essere propositivi, per decidere di partecipare ad un esperienza formativa che senz’altro ti può aiutare, che può dare il “la” a questo miglioramento che poi possiamo fare con maggiore autonomia, però abbiamo bisogno di essere messi sulla strada.

 CANZONE: ELISA – LUCE