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Il gioco tra “Azzardo” e “Opportunità”

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Negli ultimi anni stiamo assistendo all’incremento del gioco d’azzardo e delle scommesse su tutto, con il conseguente effetto di creare forti problematiche sociali che, nei casi più gravi, purtroppo in aumento, sfociano in vere e proprie malattie che vanno sotto il nome di “ludopatie”. Evitiamo qui di fare un sermone su questioni etiche, morali, sociologiche, ma vale la pena ricordare che la letteratura scientifica ha già ben evidenziato come, ad un aumento esponenziale delle proposte di gioco (video poker, slot, lotterie, gratta e vinci, etc.) che favoriscono una “potenziale dipendenza”, corrisponda un altrettanto elevato incremento di chi, anche inconsapevolmente, emerge come potenziale “preda” o “vittima” predestinata, addirittura in conseguenza di elementi del proprio codice genetico. In altre parole queste persone, se non venissero così fortemente e costantemente sollecitate, non si lascerebbero prendere compulsivamente da questo condizionamento con i problemi conseguenti. Inoltre è necessario tener presente alcune conseguenze negative dovute all’applicazione massiccia di strategie derivanti dagli studi psicologici che afferiscono al filone del “comportamentismo classico”, i cui effetti pratici possono essere potenziati dallo sviluppo delle nuove tecnologie. Infatti la diffusione di queste tramite internet e i social media, ecc… hanno favorito, in presenza di un uso indiscriminato, l’assoggettamento di moltitudini di persone in ogni parte del mondo a criteri, mode, usi e consumi. Quello che però ci importa chiarire qui brevemente cos’è? Il fatto che non tutti i giochi sono rivolti a creare o favorire una dipendenza dei giocatori, anzi. Non tutti i giochi puntano sullo stimolare bisogni latenti delle persone favorendo l’adozione di una cultura dell’azzardo legata ad una fortuna che spesso non è cieca, ma anzi sa benissimo statisticamente quando manifestarsi e quando no. I giochi propositivi che ricordiamo tutti vengono dalla nostra infanzia e ci hanno accompagnati a conoscere il mondo, a fare scoperte, a socializzare a crescere ed imparare l’importanza delle regole. Anche nella formazione oggi, si parla proprio di approccio “ludico esperienziale” per definire quelle metodologie attive di coinvolgimento formativo che aiutano persone in formazione a maturare senso critico, spirito di gruppo, intelligenza emotiva, capacità di gestione dei conflitti e molto altro. mamma-e-figlia-giocanoIl gioco assume così un valore di metafora con la quale confrontarsi, un’esperienza di condivisione ricca e molteplice, che permette un incremento della consapevolezza di sé in rapporto con gli altri, favorendo anche quella dinamicità relazionale necessaria per acquisire competenze di autoregolazione di se stessi nei diversi contesti di vita. Oggi si iniziano a creare, oltre agli abituali videogiochi, anche alcuni di più specifici, con finalità dichiaratamente formative da poter utilizzare con le nuove tecnologie multimediali. Questi nuovi “giochi” forse diverranno in futuro strumenti di educazione utili alle nuove generazioni per sviluppare le proprie potenzialità valide anche per difendersi da abusi e sviluppi pericolosi. Attenzione quindi a sottovalutare le enormi potenzialità del “gioco” visto in senso ampio ed educativo ad ogni livello, la sua utilità e potenzialità generatrice si perde nella notte dei tempi e come tutte le attività umane non è di per sé buono o cattivo, ma sono le finalità, l’utilizzo e i valori che lo creano e sviluppano che lo fanno diventare utile, positivo o meno utile e persino dannoso. Per farsi qualche buona idea sui più moderni orientamenti educativi e formativi segnaliamo un evento molto interessante che si terrà a Padova dal 3 al 5 ottobre prossimi “Il Festival Dell’apprendimento”. http://associazioneitalianaformatori.it/th_event/festival-apprendimento/ 

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