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La formazione nella baraccopoli di Mathare

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In un Paese completamente differente e lontano da ogni nostra aspettativa, cadenzato dalle proprie dinamiche sociali e dal tempo che sembra essere un aspetto assolutamente inesistente, la formazione sta diventando un valido strumento di educazione: essa, infatti, dà la possibilità alle persone di avvicinarsi alla cultura attraverso un approccio fino a quel momento a loro sconosciuto.

Ho vissuto per un mese a Mathare, una delle baraccopoli più estese, in termini di densità e popolazione, di Nairobi, capitale del Kenya. Oltre alle piccole scuole nate nell’ultimo decennio per bambini e ragazzi, all’interno della “slum” non esistono strutture atte alla formazione degli adulti. Tuttavia molte persone che vivono nella baraccopoli hanno avuto la possibilità di studiare o quanto meno di imparare un mestiere, grazie al quale riescono a ricavarsi il cibo necessario per la giornata. Questo è uno dei grandi paradossi della baraccopoli: i lavoratori ogni mattina si svegliano all’alba per dirigersi in città a lavoro, magari in giacca e cravatta, però sono costretti a vivere in una baracca perchè i costi in un alloggio fuori di essa sono assolutamente proibitivi. Si parla di sette volte tanto.

Baraccopoli di Mathare

Durante questo periodo ho avuto la fortuna di presenziare ad alcuni corsi di formazione. La sensazione di assistere come partecipante ma anche attivamente affiancando un formatore locale, è stata molto entusiasmante: in qualità di studente di Scienze della Formazione, io ero lì e mi trovavo a vivere in una circostanza che sapeva di familiare ed era ciò che stavo studiando, completamente trasportato, in un continente diverso. Il contesto ha sicuramente contribuito a renderlo speciale, in quanto nuovo e non facilmente accessibile da un “ bianco”. Questo perché è praticamente impossibile per una persona bianca di pelle avvicinarsi alla baraccopoli senza un valido motivo, infatti è quasi sempre accompagnata da uno o più locali. Uno tra gli aspetti che caratterizza l’Africa e anche in questa occasione si è presentato, è la concezione del tempo. Le giornate dedicate alla formazione sembrano non avere un orario di inizio; si sa che orientativamente cominceranno in un orario “definito” dal formatore, ma sicuramente averlo prefissato anticipatamente non avrà importanza. Questo non perché le persone si disinteressino delle altre, non abbiano rispetto gli uni per gli altri e/o siano poco interessate all’argomento. Il motivo è molto semplice: il tempo non esiste e al contrario esistiamo noi, siamo noi a dominarlo. Le persone quindi hanno un valore maggiore e questa importanza fa sì che l’inizio possa essere posticipato ad oltranza finché tutti i partecipanti non saranno arrivati.

Gli argomenti delle lezioni sono tra i più svariati. Quelli a cui ho partecipato riguardavano la situazione delle donne in Kenya e le possibilità di rivincita sociale, i bambini di strada. La formazione è da intendere come una vera e propria lezione su aspetti caratterizzanti, che sono all’ordine del giorno: si vogliono trasmettere nuove e migliori prospettive. L’obiettivo è di provvedere a loro stessi dal punto di vista etico, politico e quindi educativo. Spesso è solo un buon motivo per partecipare a una discussione, è qualcosa di innovativo che li coinvolge personalmente.

Si cerca di fare lezione con ciò che si ha. Gli strumenti purtroppo non sono avanzati, i computer con relativa attrezzatura, nella slum, difficilmente ci sono e ciò che risulta reperibile è solamente una lavagna. Le persone sono quasi sempre disposte in cerchio a meno che la stanza non sia troppo piccola per ospitare un gruppo numeroso, ciò per ribadire l’importanza del singolo e nel caso in cui qualcuno volesse intervenire nell’erogazione, esso possa vedere e farsi ascoltare da tutti i partecipanti.

Articolo scritto da: Pietro Vettore – Laureando in Scienze della formazione a Padova e tirocinante presso GRUEMP. (Pietro ha vissuto questa esperienza in prima persona e ha voluto condividerla nel nostro BLOG).

Per leggere la 2^ parte dell’articolo clicca qui di seguito: Africa parte 2

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