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Nel percorso per l’eccellenza gareggiamo prima di tutto con noi stessi…

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Si fa presto a sfornare slogan tipo: Bisogna puntare alla qualità, oppure la qualità vince sempre. Quello che sta accadendo durante la trasmissione televisiva “Il più grande Pasticcere” è uno spaccato reale non soltanto di un settore in costante ascesa nel quale l’Italia è tra i migliori nel mondo, ma di un completo nuovo orientamento di cui si sente il bisogno da più parti. Durante le recenti terza e quarta puntata ne sono capitate di tutti i colori, dolci che crollano, bignè cotti male, dessert improbabili, concorrenti sul filo della crisi di nervi; ad uno sguardo poco attento possono sembrare soltanto trovate televisive per l’audience e invece è uno spaccato, molto più realistico di quanto si creda, di una importante “realtà professionale” ripreso e fatto vivere in Tv con la logica ormai nota mista dei talent misto reality in salsa show cooking.

Chi frequenta e conosce bene l’ambiente della pasticceria sa cosa accade nei laboratori e che il cliente fortunatamente non vede mai, ecco allora che la “gara” tra i professional diventa un modo per rendere più comprensibile al pubblico/cliente, la complessità di un mondo che sembra solo all’apparenza esteticamente dolce. Tocca ai giudici, riconosciuti maestri d’arte pasticcera, ergersi a garanti della qualità, della competenza, dell’eccellenza che loro e molti altri pluri-medagliati colleghi, hanno raggiunto; un compito complesso e di non semplice comprensione da parte del grande pubblico.

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“La pasticceria non è un obbligo, si mangia un dolce per farsi un regalo, per questo deve essere perfetto”, queste le parole del maestro Luigi Biasetto durante la gara, come dargli torto e ancora “Nelle prove vi confrontate prima di tutto con voi stessi” prosegue, e infatti contano anche autocontrollo, autostima, focalizzazione mentale, grinta, coraggio. Poi visto che la pasticceria è anche creatività tutti vedendo le difficoltà dei concorrenti avremmo pensato come i maestri Biasetto, Di Carlo, Rinaldini: “Nelle prove vi misurate con la vostra capacità di improvvisare, di creare e di sapervi organizzare”, appunto come in ogni lavoro per arrivare alla maestria, serve un mix di creatività e organizzazione. Se mancano le motivazioni… allora siamo alla fine del viaggio, infatti Biasetto lo sa bene e riandando a ciò che ripeterà senz’altro anche al suo Team dell’Atelier Biasetto, ricorda spesso ai concorrenti, prima di ogni prova o durante una sua frase tipica: “Quando pensiamo che una cosa sia difficile già mettiamo davanti un ostacolo, forza ricordatevi cosa sapete fare e tiratelo fuori”. A volte il viaggio nonostante l’impegno profuso finisce, o perché si arriva al proprio limite tecnico, come è accaduto ai concorrenti delle puntate precedenti, oppure perché si arriva al proprio limite psicofisico personale come forse è accaduto a Naausica sulla soglie della finale.

Il saggio Biasetto nel salutarla e abbracciarla le ha rivolto parole di apprezzamento e riconoscimento: “Sei riuscita a crescere molto in queste settimane, è uno dei motivi per cui siamo qui, noi ti abbiamo dato qualcosa a te e tu a noi”, la ragazza ha comunque gli “attributi”, come ha detto forse con una frase un po’ “forte” il giudice Rinaldini, “Hai sempre lottato anche quando ti eri data per spacciata” dice il pacato Maestro Di Carlo. Quindi? Raggiungere il top, le vette più alte di competenza professionale e personale è sempre un percorso, impegnativo, duro, spietato, pieno di insidie, un percorso verso l’eccellenza che a volte dura quasi una vita intera, che si parli di dolci, che si parli di televisione, che si parli di formazione, o che ci si riferisca semplicemente ma non banalmente alla vita di tutti noi.

Damiano Frasson – Formatore e Coach

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