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SPUNTI DI RIFLESSIONE SULLA GRANDE BELLEZZA CHE VINCE L’OSCAR.

formazioneamica
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Siamo tutti orgogliosi e contenti per l’Oscar vinto da Sorrentino e un Cast tutto italiano, onore e merito al sempre vivo Cinema Italiano. Dopo la celebrazione però iniziano le riflessioni, io faccio le mie da Formatore appassionato ed esperto dei fenomeni sociali e umani. Innanzitutto il Film non è un Film sull’Italia, anche se sembra di sì, ma sulla decadenza e il nichilismo di un certo stile di vita occidentale, che anche in Italia è molto presente. Probabilmente l’oscar arriva anche perché molti altri paesi, oltre all’Italia, si sono riconosciuti nel racconto del regista. Sorrentino ci racconta un viaggio inventato che appare così vero e reale da coinvolgerci in riflessioni quotidiane, una babilonia disperata che riassume in sé i connotati dei gloriosi passati mondani e modaioli opulenti e distorti di cui Roma è stata spesso protagonista ai tempi della dolce vita ma anche in tempi più recenti. I personaggi sono interpreti di sfumature e connotati forti e appassionati, a volte cinici a volte creativi ed energici. Le riflessioni vengono stimolate come a cavallo della gioia del vivere, dell’amore, dell’amicizia, della paura, della sincerità. Poi giunge la morte come inesorabile certezza che arriva sempre a fare il rendiconto della vita di tutti, muoiono le storie, le vite, le passioni. Una domanda da farsi per guardare il film con occhi più consapevoli potrebbe essere: “Quanto degrado, corruzione, malaffare, sguaiataggine, vizio e godimento sfrenato, hanno consumato o stanno consumando, della grande bellezza storica, culturale e di valori d’eccellenza che il mondo moderno ha capitalizzato con tanta fatica e risorse?” Un’altra domanda da porsi potrebbe essere: “Quanto la proposta di un certo stile di vita dai valori effimeri e apparenti, è stata dannosa per ampie parti della società?” E ancora: “Quanta responsabilità civile e culturale possono avere contesti politici ed economici corrotti che vendendo illusioni e promettendo miracoli impossibili, hanno favorito l’aumento di un opportunismo sociale fatto di scalate tanto ripide nell’ascesa quanto rapide nella discesa?” Celebrare la bellezza e la storia gloriosa di una persona come di un popolo, come di una civiltà ha senso, a patto che si decida di individuarne e salvaguardarne il meglio, di prendere esempio dalle qualità espresse, di conservarne lo splendore dei monumenti o costruzioni che trasudano la vita e la morte che diventano storia. Può essere utile prendere spunto da questo film straordinario anche per riflettere su quanto vicini o lontani ci sentiamo da un certo modo di intendere la vita, il mondo e i rapporti interpersonali. Ammirando il capolavoro di Sorrentino probabilmente molti penseranno varie volte anche alla maschera di Servillo nel film “Il Divo”, film sulla vita di Andreotti ma tutti i personaggi del film si prestano a essere associati a qualcosa o a qualcuno che potremmo anche essere anche noi stessi. La grande bellezza starà nell’assaporare le immagini spettacolari di una Roma splendida nei suoi monumenti e nei suoi scorci che sono ai più sconosciuti, nel gustare i continui cambi di ritmo del film e molto altro che fa parte della grande competenza del regista, del cast e di tutta la produzione. Il film di sicuro è una grande bellezza, ricca e gustosa anche se dolce e amara come solo la vita sa essere. Se non sapremo guardare a questo film capolavoro anche come un monito sulla deriva pericolosa che ha già permeato la nostra cultura, le nostre relazioni, le nostre famiglie, il nostro modo di vivere, la grande bellezza potrebbe essere soltanto il preludio, ma io voglio credere che non lo sarà, a una grandissima e bruttissima m… (situazione).

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